Cosa mangiare nel Cilento
Campania,  Italia

Cosa mangiare nel Cilento: itinerario enogastronomico

Le prelibatezze del Cilento

Il Cilento è una terra di buoni sapori ed è caratterizzata da paesaggi meravigliosi. Se avete deciso di trascorrere una vacanza in questa zona della Regione Campania vi consigliamo di leggere il nostro articolo su cosa mangiare in Cilento.

Quali sono i piatti tipici del luogo?

La Cipollata

Una delle ricette più conosciute e apprezzate della tradizione culinaria alta casertana è sicuramente la cipollata. L’ingrediente predominante è, come si evince dal nome, la cipolla: un ingrediente usato in antichità come rimedio naturale per combattere i malanni e oggi per insaporire uno dei piatti più succulenti del Cilento, servito in un caldo tegame di ceramica con pane e fagioli. La Cipollata è principalmente un piatto proposto dal territorio di Vatolla, per cui è facile trovare questa specialità associata al nome del comune. La produzione di cipolla qui è riconosciuta ma comunque limitata a poche imprese. È possibile dunque che sia proprio questo modo parsimonioso ed elitario di produrre a conferire al prodotto una tale qualità. Esso è infatti rinomato per il suo sapore delicatissimo ma viene comunque distribuito solo localmente. La coltivazione passa per tecniche antiche e consoliate attraverso la tradizione. Alla Cipolla di Vatolla vengono riconosciuti anche numerosi effetti benefici sulla salute, come ad esempio la capacità di prevenire alcune malattie degenerative o disturbi della cute.

Alici di Menaica

Il nome di queste alici deriva da un’antica tecnica di pesca effettuata con tipiche barche a remi, conosciute come Menaide. Tale tecnica però è adoperata e conosciuta solo da una cerchia molto stretta di pescatori: il paesino di Marina di Pisciotta, dove nasce e viene custodita la tradizione, conta infatti non più di dieci barche ad occuparsi della pesca e della lavorazione. La pesca delle alici di menaica, a proposito, viene fatta solo nei mesi che vanno da aprile a luglio, poiché è in questo lasso di tempo che si possono pescare esemplari grassi abbastanza per la creazione del prodotto da portare in tavola. Tornando al nome, la menaica, come abbiamo detto, fa riferimento ad una particolare barca ma può chiamarsi così anche la rete con le maglie mirate alla pesca di alici. La tecnica di lavorazione cilentana – che tuttavia abbiamo ereditato dai greci – impone che i pesci vengano rilevati uno per uno. Tocca sempre al pescivendolo il compito di sottrare alle alici il capo e le frattaglie. Le alici non possono essere passate in acqua dolce e il trasporto deve poter essere possibile anche senza ghiaccio, che per chi non lo sapesse, in questa specie, favorisce la decomposizione. I pesci del Cilento vengono risciacquati in salamoia. La pesca di alici del Cilento è una tradizione preziosa per gli abitanti, che ne vanno davvero molto fieri. Durante un viaggio qui vi capiterà sicuramente di avvistare in una delle tante botteghe del posto un vasetto ripieno di questa specialità. Le alici si distinguono anche per il loro modo di essere cucinate, che include l’uso di formaggio caprino.

L’acquasale

Questo piatto, genuino ed estremamente facile da preparare, veniva preparato dai pescatori come pasto da portar via e consumare rapidamente tra un lavoro e l’altro. Viene realizzato con del pane biscottato di grano immerso in acqua e condito poi con sale, olio extravergine di oliva, pomodoro e origano. Una ricetta semplice, eppure ugualmente deliziosa, ottima per aprire il pranzo come antipasto. L’acquasale era un piatto preferito dai contadini non solo per la rapidità con cui tuttora si può preparare ma anche perché la sua essenzialità la rendeva un piatto molto economico, tanto buono da poter esser consumato anche più volte alla settimana. Oggi la ricetta è stata un po’ rivisitata con l’aggiunta di più ingredienti. Questi ultimi infatti variano di zona in zona e spesso anche a discrezione da chi la prepara. La versione più accreditata, comunque, è quella che vede il pane spezzato a mani in tanti piccoli pezzi disordinati, inzuppati prima nell’acqua e poi rivestiti d’olio. Al piatto vengono in genere aggiunti un pizzico di sale, qualche foglia di insalata e una buona mozzarella.
Chi lo preferisce può aggiungere o sottrarre il tonno.

Lagane e ceci

Questo piatto viene realizzato con una tipologia di pasta a strisce larghe composta semplicemente da acqua e farina. Una sorta di pappardelle preparate con grano duro e acqua e condite dai gustosi ceci locali. Tale pasta il Cilento la eredita dalla Calabria, dove le lagane sono un prodotto diffusissimo. La ricetta però cambia, difatti nel Cilento esse diventano un prodotto farinaceo perfetto da abbinare ai legumi. I ceci sono un piatto ideale per il periodo autunnale o anche per quello invernale, quando fuori piove e si cerca consolazione in un piatto saporito e gustoso. Le proprietà di questa ricetta, inoltre, la collocano tra le più salutari da trovare nei menu del posto: i legumi sono ricchi di proteine e Sali minerali, tanto da essere considerati degli ottimi rimedi contro i malanni dell’inverno e le malattie cardiovascolari.

Cacioricotta

Si tratta di un formaggio di latte di capra, pecora e mucca che somiglia molto alla ricotta. Il cacioricotta è da provare assolutamente. I formaggi sono una delle eccellenze del Cilento e questo si fa capostipite dell’intera categoria. Nei supermercati del territorio se ne possono trovare diverse versioni e derivazioni: spalmabile o solido da accompagnamento. Da tradizione il cacioricotta si ottiene grazie ad una lavorazione che lascia dialogare le tecniche di produzione della ricotta e quella del formaggio. Come riconoscere questo prodotto caseario? Oltre alla inconfondibile forma circolare, esso possiede un diametro di 10 centimetri. Il formaggio va consumato fresco e lo si trova nelle botteghe e nelle salumerie del posto, così come nei menu dei ristoranti, dove viene proposto accanto a taglieri di salumi e a una buona bottiglia di vino rosso.

La pizza alla cilentana

Una pizza popolare che si differenzia da quella classica per l’impasto con cui viene realizzata e il condimento che impiega: questa è la pizza cilentana. Il sugo di pomodoro già cotto e il formaggio di pecora al posto della mozzarella di bufala sono i tratti distintivi di questa specialità, a cui gli abitanti del posto sono molto più affezionati che alla pizza margherita.

In effetti quella cilentana ha un suo perché e paragonare le due cose sarebbe perdita di tempo assicurata: sebbene somiglianti per forma e nome, le due ricette portano in tavola due prodotti profondamente differenti. La pizza cilentana è infatti più rustica e improvvisata. Spesso la si può trovare, per questo, ad accompagnare focacce e antipasti vari.

I fichi bianchi

Il nome dei fichi bianchi deriva dal colore giallo chiaro della buccia. Si tratta di una vera prelibatezza cilentana. Il fico bianco nel Cilento si ha grazie ad un’incursione che avrebbe avuto origine nel VI secolo a.C., con la colonizzazione da parte dei greci. Assieme ad usi e costumi i coloni hanno portato nel Cilento anche numerose abitudini alimentari, assieme al prodotto come quello di cui sopra. A caratterizzare questo frutto dal gusto sopraffino è la polpa sofficee dolcissima. E’ consigliabile assaggiare i fichi bianchi anche con cioccolato.

Le alici ‘mbuttunate

Grazie alla loro abbondanza nei mari del Cilento, le alici si sono guadagnate un posto fisso sulle tavole del posto. Quelle ripiene di pomodoro e cacioricotta, se servite come antipasto, possono aprire il pranzo nel migliore dei modi. Abbiamo infatti già ampiamente parlato della produzione e della lavorazione delle alici del Cilento ma è curioso scoprire come queste spesso vengono portate in tavola. La tradizione del Cilento colloca le alici “imbuttunate” – cioè imbottite di altri ingredienti – tra i piatti più buoni della regione. Oltre a pomodori e formaggio è possibile aggiungere altre cose alla ricetta, ma spesso la scelta a discrezione di chi la prepara.

Gli scialatielli alla cilentana

Gli scialatielli alla Cilentana sono il piatto più emblematico della tradizione culinaria locale. Parliamo di una pietanza che vede gli scialatielli accompagnati da ingredienti locali come i pomodori secchi, i capperi, l’aglio e le acciughe. Durante questa guida abbiamo parlato più volte delle materie prime offerte dal territorio o di quelle portate in tavola con l’ingegno di una tradizione consolidatasi grazie a pescatori e contadini. Se però discutiamo di creatività e arte del sapere cucinare, allora gli scialatielli sono indubbiamente un ottimo bigliettino da visita per i cuochi del Cilento. Durante il viaggio vi suggeriamo dunque di fermarvi in uno dei tanti ristoranti del posto e dare a questo piatto di pasta la possibilità di conquistare il vostro palato.

Il baccalà con patate (e olive)

Anche il baccalà compare orgoglioso tra le specialità del Cilento. La ricetta tradizionale impone di accompagnarlo a olive e patate per dar vita a un tripudio di colori e invitantissimi aromi. Questa ricetta, di solito, viene portata in tavola nel periodo prenatalizio. La tradizione vuole che esso sia consumato l’otto dicembre di ogni anno, consacrandolo come il piatto dell’Immacolata concezione. È possibile trovare la pietanza anche sotto il nome di “Espedrita”: la stessa vi consentirà di godere di un piatto che lascia armonizzare in modo perfetto i sapori del mare e quello della terra.

Caciocavallo podolico

Il caciocavallo podolico, il cui nome deriva dal latte delle vacche podoliche, è un tipico formaggio stagionato prodotto solo in alcuni periodo dell’anno. Questa tipologia di prodotto si distingue per una stagionatura che può arrivare anche a sei anni e una grande varietà di caratteristiche specifiche. Spesso essa si distingue per un profumo molto persistente e un sapore che non accenna ad andare via neanche tanto tempo dopo averlo consumato. Sebbene sia un perfetto antipasto, il caciocavallo podolico viene servito spesso durante i pasti principali e quasi mai prima. La scelta dipende dalla sua capacità di coniugare perfettamente i sapori dei primi piatti con quello dei secondi, specie se di carne. Il caciocavallo podolico cilentano, assieme a quello della Puglia e della Basilicata, è stato riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano.

Lo sfriunzolo di maiale

Un altro importante secondo piatto contadino e tipicamente cilentano che ha come ingrediente principale il guanciale, la parte grassa del collo del maiale. Lo sfriunzolo di maiale in Cilento è un prodotto eccellenza, sono infatti tantissime le sagre che gli vengono dedicate. Anche questa ricetta può vantare una storia antichissima e rigorosamente contadina: secondo quanto narrato dagli abitanti del posto, essa nacque dall’intenzione di voler conoscere la qualità del maiale che si aveva davanti. Corrispondendo alla parte più grassosa dell’animale, infatti, ancora oggi si narra che un modo sicuro per accertarsi della sua buona qualità sia quello di provare lo sfriunzolo. Altro componente essenziale di questa ricetta però è il peperone, prodotto ortofrutticolo apprezzatissimo nelle zone del Cilento. Qui lo si trova come sottaceto e ha il merito di valorizzare ancor di più il sapore di questa pietanza.

Gli scauriatelli

Gli scauriatelli sono un tipico dolce natalizio del Cilento, decorati con foglie di alloro o rosmarino e ricoperti con confetti colorati, come quelli utilizzati per gli struffoli. Questi dolcetti – molto popolari nella zona di Castellabate – si distinguono per la loro forma peculiarissima, che pare emulare quelle delle lettere Alfa e Omega. Solitamente essi vengono usati per imbandire la tavola della Santa Vigilia, la sera del 24 dicembre. Il loro incredibile profumo è capace di portare tra i commensali gioia e armonia e forse proprio per questo che entrano a far parte della tradizione come specialità propria del Natale.

I vini del Cilento

Diversi sono i vini tipici del Cilento. Tra i più conosciuti abbiamo le varianti di vino di bianco, rosso, rosato, moscato e aglianico. La viticoltura nel Cilento è una pratica antichissima, figlia di una tradizione tramandata di generazione in generazione e solidissima ancora adesso.

I vitigni del posto sono un’altra importantissima eredità lasciata al territorio dall’antica Grecia. Dobbiamo quindi i buonissimi vini del Cilento non solo ai viticoltori della zona, ma anche ai coloni del Peloponneso. Gli scenari regalati dal paesaggio cilentano – fatto di colline e montagne cilentane – si prestava del resto benissimo alla pratica della viticoltura, diventata nel tempo una tradizione da custodire e salvaguardare: l’entità argillosa del suolo rende tuttora possibile la produzione di vini, i quali per la loro estrema bontà sono ormai un’eccellenza espatriata in tutto il resto del mondo.

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